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I numeri della guerra in Kivu

Giovedì, 04 Febbraio 2010

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I NUMERI DELLA GUERRA IN RDCongo (a dicembre 2009)

- 15 anni di guerra

- 5,4 milioni di morti nel solo periodo agosto 1998 / aprile 2007 (2milioni dei quali dopo la pace ufficiale di Suncity del 2003) (fonte:ong inglese International Rescue Committee).
È il bilancio peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale e a queste cifre vanno ancora aggiunti i morti del genocidio ruandese, della prima guerra congolese e quelli del periodo aprile 2007 - dicembre 2009.
Questa enorme ecatombe di esseri umani è stata immolata per una guerra per le risorse: e la responsabilità di tutti questi morti non deve essere messa solo sulle spalle degli africani.

- 7 bambini su 10 sono in condizioni di povertà estrema.

- Un numero imprecisabile, ma elevatissimo di donne violentate (molte donne e molte famiglie rifiutano di denunciare quanto subito): decine di migliaia di donne hanno subito violenze sessuali di ogni tipo.
Nel 2006 il Fondo ONU per la popolazione, su metà dei centri sanitari del Congo, aveva individuato 50mila casi di stupro, 25mila dei quali nel Sud Kivu.
Ma alcuni osservatori ipotizzano che a Goma, capitale del Nord Kivu, addirittura una donna su due sia stata violentata .
E anche le bambine vengono sempre più frequentemente violentate perché si crede che la violenza di una vergine possa guarire dall’AIDS.
Maddy Tiembe, una congolese che attualmente vive in Belgio, denuncia una nuova forma di violenza: lo stupro meccanico (un colpo con la canna del fucile o con la baionetta distrugge gli organi genitali e crea una fistola che si apre tra ano, vescica e vagina: se la vittima sopravvive verrà rifiutata da tutti a causa dell’odore nauseabondo che è destinata a esalare).
Si è arrivati a coniare un nuovo termine: il femminicidio.
La donna è fonte di vita, si riproduce e quindi ammazzando le donne o facendo in modo che non possano più partorire si riduce il numero di futuri congolesi.
È lo stupro usato come arma di guerra.
Teresina Caffi, missionaria saveriana a Bukavu, ha assistito diverse donne violentate e dice “È come se volessero profanare le donne per distruggere attraverso loro, tutto ciò che è sacro per la cultura e la morale di questa gente: stanno annientando l’intero popolo congolese”.
Il ministro degli esteri belga, Karel De Gucht parla di “genocidio sessuale”
Si deve riconoscere che anche i militari dell'esercito congolese sono responsabili di stupri sulla popolazione.

- 1,8 milioni di sfollati (déplacés) nel solo Kivu (aggiunti a quelli nelle altre regioni congolesi come quella dell’Equatore superano i 3milioni).
Un popolo alla deriva.
Di questi sfollati chi è uscito dai campi di raccolta e ha cercato di rientrare nelle proprie abitazioni e terre, che aveva abbandonate per la guerra e le minacce dei vari miliziani, le ha trovate occupate dai tutsi (soprattutto nel Rutshuru, nel Masisi e nel Walikale).
In queste zone la rivalità tra etnie autoctone da un lato e banyarwanda o banyamulenge (popolazioni tutsi) dall’altro è molto acuta.
Le migliaia di sfollati sparsi per la regione e ammassati nei campi per gli sfollati del Kivu sono il risultato di questa lotta per il controllo della terra e delle risorse (è in questo contesto che ha trovato spazio, durante la Seconda Guerra Congolese, il fenomeno may may in chiave anti tutsi).
Da settembre del 2009 sono stati chiusi repentinamente quattro dei cinque campi intorno a Goma e la gente che li occupava è stata obbligata ad andare via anche se non esistevano garanzie sul loro rientro a casa perché il governo ci tiene a mostrare che la regione si sta stabilizzando e anche la Monuc vuol far vedere che la sua missione non è fallimentare.
Questa terra è diventata la patria del gioco sporco sulla sofferenza della gente.

- Il problema MONUC (Mission ONU au Congo).
Il rapporto della Missione dell’ONU, pubblicato il 22 ottobre 2009, si intitola “Dieci anni in Repubblica Democratica del Congo” (il 9 aprile 1999 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU chiese un immediato “cessate il fuoco”, ma i peacekeeper furono dispiegati il 30 novembre).
Nel rapporto si legge che “la presenza della missione militare e politica ha significativamente contribuito al progresso verso la pace e la stabilità”: niente di più ridicolo.
Attualmente in Congo sono presenti 17mila militari più 5mila persone tra osservatori, forze di polizia e volontari, per un totale di 22mila 225 persone.
Si tratta della missione Onu più numerosa al mondo, la seconda più costosa dopo quella congiunta di ONU e Unione Africana in Darfur.
Il budget annuale 2007/2008 è stato di 1miliardo e 242milioni di dollari.
Ma andando sul posto e parlando con la gente ci si rende conto che questo costosissimo carrozzone non ha mai fatto nulla di buono e la popolazione locale lo vede come il fumo negli occhi.
Riporto quanto scritto l’11 novembre 2008 sul quotidiano “La Stampa” dal Domenico Quirico: “Congo, strage di civili davanti ai Caschi blu. Loro hanno percorso tutti i gironi dell’inferno, fuggendo, camminando, urlando di dolore e di paura. E sono ancora vivi… Non li hanno sgozzati i miliziani del generale Nkunda, nuovo signore del Kivu. Le donne sono state violentate…i bambini sono ancora qui a sgambettare nella melma di questo immenso campo per 40-50mila persone, i piedi piagati dalla lava diventata tagliente come una lama (nel 2002 il vulcano Niyragongo eruttò un micidiale fiume di lava, ndr), il ventre gonfio, coperti dagli stracci di mille fughe…Sono vivi, sono loro, i profughi, i veri eroi di questo tempo dell’Africa. Per loro l’ONU non ha sparato una pallottola, solo tante parole. E quelle non contano.”
L’inazione dell’ONU è confermata dal seguente paradosso “17mila caschi blu sono stati incapaci di impedire che 4-5 mila miliziani di Nkunda sottomettessero e terrorizzassero la popolazione del Kivu”.
Il generale spagnolo Vicente Diaz de Villegas ha dato le dimissioni da capo della Monuc, dopo solo due mesi di incarico, perché ha detto a chiare lettere “che la Monuc dispone di un mandato chiaro ed energico, ma che certe potenze impediscono che questo mandato sia applicato” (il riferimento era per un alto ufficiale indiano uno dei tanti anglofoni che hanno messo i bastoni tra le ruote per agevolare i tutsi).
E Kabila junior, memore dei problemi che i soldati indiani continuano a creare con il commercio di armi e il rifiuto a scontrarsi con i tutsi, ha bloccato l’offerta di inviarne in RDC altri 3mila.
Inoltre molti militari dell’ONU sono coinvolti in numerosi scandali che ne hanno minato la credibilità: dagli scandali sessuali all’accusa di trafficare armi con gruppi ribelli in cambio di oro, avorio e droga.
Il Forum Internazionale per la Verità e la Giustizia nell’Africa dei Grandi Laghi ha definito “nefasto” il ruolo giocato dall’ONU nella RDC.

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