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In Kiwu un Olocausto di cui nessuno vuole accorgersi

Domenica, 15 Novembre 2009

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Il Kivu è una delle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo: ad oriente confina con il Rwanda, una nazione di 26.338 kmq, poco più grande del Piemonte, con circa 9milioni di abitanti (uno dei paesi più densamente popolati al mondo, con una crescita demografica del 3,1% ogni anno), la cui ricchezza è legata all'allevamento di bovini e all'agricoltura (banane, caffè, the, riso, mais e grano).

In Rwanda nel 1994 è avvenuto il genocidio più intenso che la storia dell'essere umano ricordi e gli hutu hanno massacrato a colpi di machete, in 102 giorni, circa 800mila persone (per la stragrande maggioranza tutsi, ma anche hutu moderati): il genocidio ha inizio nella notte tra il 6 e il 7 aprile e la follia omicida degli hutu si scatena dopo la morte del presidente ruandese-hutu Habyarimana provocata dall'abbattimento dell'aereo in fase di atterraggio a Kigali (il missile terra-aria è stato sparato da una zona nelle vicinanze dell'aeroporto e l'aereo è caduto nella proprietà dell'abitazione di Habyarimana).

Mentre veniva consumato questo orrendo massacro (è stato calcolato che sono state assassinate trecentotrenta persone all'ora), i tutsi in esilio, che già in precedenza avevano cercato con la forza di rientrare  in patria (cosa che gli accordi di Arusha avrebbero garantito),  invadono dall'Uganda il territorio ruandese con l'appoggio politico-militare degli USA.
L'esercito hutu, nonostante gli aiuti della Francia (la guerra in realtà si combatteva tra Francia e Stati Uniti d'America per questioni di geopolitica), non riesce a reggere l'urto del Rwanda Patriotic Front e una gran parte della popolazione hutu (da 3 a 4milioni, come riferisce il generale delle forze ONU Dallaire), protetti dalle forze armate speciali francesi (operazione Turquoise), fugge in Tanzania ma soprattutto nell'est dello Zaire e in particolare nel Kivu del nord e del sud.

I francesi, alla frontiera dello Zaire, non fanno nulla per togliere le armi, come prevede il Diritto Internazionale, a quella parte di hutu che ne erano forniti (facevano parte di questa massa di persone i genocidari, con reparti dell'esercito e con gli "interahamwe", ma anche un numero elevato di gente comune che fuggiva per il terrore della vendetta tutsi - deplacement de population) e per di più l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (HCNUR) li insedia lungo le frontiere con il Rwanda e il Burundi rifiutando la proposta della società civile del Kivu di condurre i rifugiati a Shabunda a più di 300km dalla frontiera.

La presenza dei "genocidaires" sui confini del Rwanda farà scattare quello che è stato definito il "complotto contro il Congo", ma all'origine di questa trama ci sono in realtà da una parte le ambizioni egemoniche ed espansionistiche di Paul Kagame e dall'altra le ambizioni geopolitiche in Centroafrica degli Stati Uniti d'America che, dopo il crollo dell'impero sovietico, a livello internazionale non devono più rendere conto a nessuno delle proprie azioni.

Scoppiano le cosiddette "guerre congolesi", che di congolese però non hanno assolutamente nulla. Sono volute e gestite soprattutto dal Rwanda di Kagame, ma in parte anche dall'Uganda di Museveni, e hanno il completo appoggio degli Stati Uniti d'America. Gli obiettivi sono fondamentalmente tre: 1) arrivare a mettere le mani sulle immense ricchezze minerarie dello Zaire, 2) allargare i confini del territorio ruandese (creazione del "Grande Rwanda") e 3) distruggere i rifugiati hutu presenti in Kivu (vendetta dei tutsi: durante la Prima guerra congolese, il 24 febbraio 1997, il quotidiano del Vaticano "L'Osservatore Romano" parlerà di "genocidio strisciante" per gli imponenti massacri eseguiti sugli hutu dei campi dei rifugiati in Congo). Al Rwanda e all'Uganda viene quindi affidato il compito di destabilizzare la Nazione congolese già allo sbando dopo l'imposizione degli "aggiustamenti strutturali" da parte del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale e dopo la perdita della collaborazione con USA e Belgio.
Ma ciò che non riesce a fare l'esercito nel difendere il territorio nazionale, viene ottenuto dalle enormi distanze che caratterizzano il Congo (2milioni e 345mila kmq, il terzo Stato d'Africa più esteso dopo Algeria e Sudan)  per cui Rwanda e Uganda, nonostante l'appoggio tecnologico-logistico fornito dagli americani (vedi il satellite Arsene messo in orbita appositamente per controllare tutto il Centroafrica) devono arrestare la loro avanzata e la guerra di consolida. 

Si arriva alla pace di Suncity (Sudafrica) del 2003, firmata da tutte le fazioni politiche presenti in Congo, ma Paul Kagame, continuando a sfruttare la presenza di poche migliaia di miliziani hutu ancora presenti in Kivu (cioè i sopravvissuti alle stragi commesse  dai tutsi nei campi dei rifugiati hutu , durante le "guerre congolesi",  e ormai sicuramente in condizioni di non nuocere più a nessuno dopo 15 anni - non più di seimila unità secondo stime della MONUC),  tiene ancora il Congo in condizioni di totale destabilizzazione e in assoluta impossibilità di controllare il proprio spazio nazionale.
 
L'esercito congolese, attualmente infiltrato di ufficiali tutsi, non vuole o non riesce a controllare le regioni ai confini orientali per cui i villaggi degli abitanti del Kivu vengono assaliti da bande il cui obiettivo è quello di rendere pericolosa la zona e di allontanare la popolazione locale (l'arcivescovo di Bukavu Mgr. Munzihirwa Mwene Ngabo è stato assassinato da un ufficiale tutsi nell'ottobre 1996, all'inizio della prima guerra congolese, perchè incitava la popolazione della sua città a non abbandonare le proprie abitazioni di fronte agli invasori tutsi).

È un fatto che dal 1996 la popolazione autoctona del Kivu vive una tragedia che sembra non avere più fine e su di essa viene perpetrata ogni forma di violenza, dalle torture alle stragi (5.4milioni di morti nel solo periodo agosto 1998/aprile 2007, di cui, secondo l'ONG inglese INTERNATIONAL RESCUE COMMITTEE, 2milioni dopo la pace ufficiale di Suncity del 2003), dal saccheggio alle distruzioni dei villaggi, dal rapimento alla violenza sessuale utilizzata come arma di guerra.

Più di un quinto del territorio del Kivu è stato occupato da gruppi di origine ruandese (hutu e tutsi) e malgrado le proteste delle ONG e della società civile del Nord e Sud Kivu, la comunità internazionale non ha mai cercato di trovare una soluzione e di porre fine alla guerre e alle invasioni territoriali del Kivu (l’ONU si limita a guardare ciò che avviene, a volte addirittura schierandosi a favore dei guerriglieri tutsi, ma mai in difesa della popolazione locale - vedi la conquista di Bukavu da parte di Nkunda nel giugno 2005).

A livello internazionale non si vuole sentir parlare nè del numero di morti che la popolazione del Kivu continua a pagare giornalmente nè del continuo sfruttamento, soprattutto da parte del Rwanda, delle ricchezze minerarie del Kivu e della sua popolazione. L'unico dato che viene tirato fuori costantemente è la residua presenza di miliziani del Fronte di Liberazione del Rwanda FDLR (i genocidari hutu). 

Con il  pretesto, inizialmente legittimo, che i genocidari hutu dovessero essere disarmati e allontanati dalle frontiere ruandesi, dal 1994 Kigali non ha mai smesso di esercitare sul Nord e Sud Kivu un controllo indiretto (economico e politico) e diretto (con la presenza sia di guerriglieri tutsi - CNDP di Nkunda -  sia di guerriglieri hutu che dopo essere stati rimpatriati in Rwanda sono stati rispediti sul territorio congolese allo scopo di renderlo insicuro e pericoloso per la popolazione indigena). Da 15 anni quindi  il Rwanda tiene tutta la Regione dei Grandi Laghi in uno stato di guerra e di instabilità politico-militare  e se una volta i tutsi erano noti come razza guerriera oggi per loro si dovrebbe utilizzare il termine di guerrafondai.

Questo lungo periodo di guerra richiede un potere militare ed economico che i  ruandesi-tutsi e gli ugandesi certamente non posseggono (nonostante tutte le ruberie che hanno fatto in Congo), ma gli viene mantenuto dall’appoggio che ricevono dagli USA e dai paesi del Commonwealth, in cui il Rwanda dovrebbe entrare a far parte. Sono questi appoggi che supportano le ambizioni di Kigali che ormai non si accontenta più di una semplice colonizzazione economica (vedi l'utilizzo del dollaro americano in uso come moneta locale anche in Kivu, vedi le compagnie di telefonia ruandesi, vedi la costruzione a Gisenyi di una raffineria per colombo-tantalite e cassiterite di cui il Rwanda non possiede miniere nel proprio territorio), ma mira ad una conquista di tutto il Kivu allo scopo di creare il "Grande Rwanda". 

A fare le spese di questa volontà egemone del Rwanda sono i civili congolesi: se in Rwanda gli hutu hanno commesso un genocidio sui tutsi che ha fatto inorridire il mondo (ma bisogna anche dire che i tutsi non sono stati da meno con quanto hanno  fatto in Congo sugli hutu dei campi profughi:ricordiamo a titolo di esempio le stragi di Tingi Tingi, vicino a Kisangani, Birava, Chimanga, Makobola, Kasika, Katogota e di Mbandaka etc.), entrambi, quasi di comune accordo, sono responsabili di più di 5milioni di morti (alcuni parlano addirittura di 7milioni) tra la popolazione congolese (il numero di vittime più elevato dopo la fine della seconda guerra mondiale). E ancora oggi, nonostante vari accordi di pace, le regioni dell’Est della RDCongo continuano a rimanere nella morsa della guerra.
Nel periodo coloniale, con Leopoldo II, il Congo ha subito un Olocausto che nulla ha da invidiare a quello degli Ebrei, ma ai giorni nostri ne sta subendo un altro di cui, come allora, nessuno vuole accorgersene.
 

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