Siamo un'Associazione laica senza fini di lucro iscritta al registro delle Associazioni di Volontariato della regione Liguria: il nostro principio è l'intervento diretto, senza intermediari e senza spese di gestione.
La spinta alla sua fondazione è scaturita da un'esperienza di volontariato medico negli ospedali diocesani di Bukavu (Sud Kivu, Repubblica Democratica del Congo), che ci ha sollecitato a rendere l'intervento più incisivo e duraturo, supportandolo con progetti inseriti nella realtà locale.
La situazione in questa zona dell'Africa è precaria per lo stato di insicurezza spesso drammatica in cui vive la popolazione di una delle aree più conflittuali del mondo, teatro di violenze e soprusi sui civili inermi.
L'intervento medico trascende quindi il puro impegno sanitario per diventare un atto di sostegno e di fiducia in un popolo che, pur dimenticato dai media e sacrificato agli interessi internazionali, continua a dimostrare forza morale, resistenza e grandi capacità di reagire.
genteincammino è un nome che vuole indicare un proposito ben preciso: fare un percorso insieme, mettendo in comune esperienze e capacità, nel reciproco rispetto delle differenze culturali.
Fa appello a chi, in ogni parte del mondo, desidera mettersi in cammino, fiducioso che le vere risorse su cui si deve puntare sono quelle umane.
In campo medico chirurgico
1) Offrire sul posto, a rotazione, personale medico sia per interventi sanitari, sia per attività di formazione degli operatori ospedalieri locali (anche con scambi di figure mediche con altre ONLUS impegnate sul territorio);
2) Garantire le infrastrutture indispensabili al funzionamento dei padiglioni ospedalieri (raccolta di medicine e di materiale medico-chirurgico; installazione di condutture e serbatoi per rifornimento di acqua corrente ecc.);
In campo sociale
1) Creare rapporti di corrispondenza e amicizia tra nostre scuole e scuole dell’area di Bukavu (gemellaggi);
2) Creare azioni di partenariato, appoggiando e sostenendo finanziariamente progetti di credito rotativo, messi in atto da gruppi di donne locali.
I L D E C A L O G O
per gli aiuti al mondo in via di sviluppo
PRIMO: non fare danni (come dicevano i latini).
SECONDO: tenere sempre a mente che gli occidentali non sono i prescelti, i predestinati a salvare il resto del mondo. Il “fardello dell’uomo bianco” (Rudyard Kipling, voce del colonialismo) è il suo protagonismo e la sua vanità (“l’europeo è colui grazie al quale arriva la civiltà...proprio per il fatto della loro superiorità i popoli civilizzati sono responsabili di un mondo in divenire” Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon, 1707 - 1788, biologo illuminista francese).
TERZO: rispetto per l’uguaglianza e abbandono del paternalismo e dei metodi coercitivi.
QUARTO: lo sviluppo si ottiene principalmente attraverso iniziative locali: solo chi vive i problemi dall’interno ha le conoscenze necessarie per trovarne le soluzioni e la maggior parte delle soluzioni deve essere individuata da chi è vittima del problema. Per capire quali sono i progetti giusti da realizzare è necessario conoscere quali sono i piccoli e concreti obiettivi da raggiungere per ottenere dei miglioramenti e quindi è indispensabile lavorare sul territorio ed appoggiarsi a chi ci vive.
QUINTO: i grandi progetti, i grandi piani, sono irrazionali perchè hanno costi irragionevoli e quindi sono destinati a fallire: una delle più grandi assurdità del cosiddetto “primo mondo” è rappresentata dal fatto che l’Occidente ha speso 2300 miliardi di dollari in aiuti internazionali negli ultimi 50 anni senza ottenere risultati. Le persone povere muoiono per l’indifferenza che il mondo mostra per la loro condizione, ma anche per l’inefficacia di chi si occupa di loro.
SESTO: ogni intervento deve avere un approccio graduale. Nell’approccio al cambiamento sociale Karl Popper, filosofo politico austriaco (1902 - 1994) ha fatto una netta distinzione tra “ingegneria sociale utopica” e “riformismo graduale” (la stessa differenza esiste tra “rivoluzione” e “riforma”): gli “aggiustamenti strutturali” utilizzati dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale fanno parte dell’ingegneria sociale utopica così come gli interventi militari utilizzati per destituire dittatori malvagi e trasformare altre società in una qualche copia del capitalismo democratico occidentale. La pratica politica è un processo graduale basato su una sequenza di prove ed errori seguita da aggiustamenti basati sull’esperienza.
SETTIMO: l’assistenzialismo è un approccio sbagliato alla povertà perchè non valorizza ciò che viene fatto (le donne in gravidanza e i bambini al di sotto dei cinque anni rappresentano i due gruppi a maggior rischio di contrarre la malaria e una zanzariera che permette di evitare che ci si ammali di malaria costa solo 4 dollari, ma darle gratuitamente è sbagliato perché non gli viene attribuito il giusto valore: quasi tutti quelli che hanno pagato 50 centesimi di dollaro per avere una zanzariera ne fanno effettivamente uso e chi le vende deve trattenere per sè 9 centesimi a zanzariera in modo da avere l’incentivo a tenere sempre scorte in magazzino).
OTTAVO: cosa possono fare gli aiuti internazionali per per chi ne ha bisogno? Gli obiettivi da realizzare devono partire dai bisogni estremi cioè da ciò che riesce ad apportare cambiamenti reali (valutare bene gli obiettivi degli investimenti):
acqua: creare pozzi e/o acquedotti con serbatoi, dove possibile, comporta la diminuzione delle malattie legate all’acqua da bere (diarrea, schistosomiasi, dracunculosi, ecc.).
cibo: programmi di introduzione di animali domestici per sfamare le famiglie (mucche, capre, pecore, forniscono latte, burro, formaggio e carne, galline forniscono uova e carne, ecc.), programmi di introduzione di piantagioni di banane, programmi di assistenza per un’agricoltura sostenibile comportano la riduzione della mortalità infantile che riduce la speranza di vita rendendo i bambini più vulnerabili a malattie mortali.
energia elettrica: realizzare progetti che ne consentono la produzione da fonti naturali comporta risparmio di spese e miglioramento della qualità della vita.
farmaci e strutture sanitarie: la possibilità di combattere le malattie comporta la riduzione della mortalità. Ad esempio le poco costose vaccinazioni, la profilassi antidiarroica con trattamenti di reidratazione riducono in maniera significativa il rischio di morte. Metà delle morti per malaria potrebbero essere prevenute con soli 20 centesimi di dollaro e nonostante che il mondo occidentale abbia sviluppato un modo assai efficiente per fornire intrattenimento ad adulti e bambini, non è stato in grado di fornire farmaci da 20 centesimi a bambini poveri che rischiano di morire.
programmi di aiuti in grado di consentire di fare formazione sugli adulti e di mandare a scuola i bambini: consentono di fornire l’istruzione necessaria a superare il divario con il mondo evoluto (i bambini non vengono mandati a scuola perchè devono aiutare i genitori o a guadagnare denaro trasportando legna o a svolgere altri compiti familiari).
NONO: operatività delle associazioni. Stabilire obiettivi senza doverne rendere conto (cioè senza feed back e accountability) significa far sì che chi ci lavora concentri i propri sforzi su compiti irrealizzabili invece che su cose fattibili. Nell’ambito dell’assistenza allo sviluppo, all’interno delle varie organizzazioni, si deve regolarmente mettere in discussione i risultati ottenuti e i costi che si sono resi o si rendono necessari per raggiungere e per programmare gli obiettivi. L’esperienza va immaganizzata e alla fine di un progetto è giusto valutarne se e come ha funzionato la sua realizzazione e quali sono state le spese.
DECIMO: far conoscere le ingiustizie che nel mondo vengono consumate sulla pelle della povera gente.
genteincammino ONLUS [C.F. 95097450100]
iscritta al registro delle organizzazioni di volontariato della Regione Liguria, settore sanitario, con il codice SN/GE/AG/13/2006